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lunedì, giugno 28, 2010

Curve, tornanti e orobilogi

"Ecco, questo è il rumore dell'orologio dentro. Questo misura un tempo che non va dritto, ma avanti e indietro, fa curve e tornanti, si arrotola, inventa, rimette in scena. È un tempo che non puoi misurare né coi cronometri né col più sofisticato astromacchinario. È il tempo tuo, misura la tua vita che è unica..."

E nel mio tempo ho deciso di usarlo questo orologio di dentro, questo orobilogio, vado a avanti e indietro tra curve reali e virtuali, tra paure fatte a gomiti di tempo e seguo la linea dei miei limiti, perchè è da essi che posso imparare. Supero confini, convinzioni, preconcetti e stereotipi su me stesso... e lì da qualche parte in mezzo, ai boschi, ai monti, agli odori che sento attraverso il casco, tra il rumore del bicilindrico e la strada che scorre sotto di me lo sentirò poi alla fine chi sono, cosa sono, e cosa posso diventare.

"Niente è complicato se ci cammini dentro. Il bosco visto dall'alto è una macchia impenetrabile, ma tu puoi conoscerlo albero per albero. La testa di un uomo è incomprensibile, finchè non ti fermi ad ascoltarlo"

Ed è così che va vissuta la vita... da dentro.
mercoledì, maggio 20, 2009

Fuochi solitari











"Così fa il destino: potrebbe filar via invisibile e invece brucia dietro sè,
qua e là, alcuni istanti, fra i mille di una vita.
Nella notte del ricordo ardono quelli disegnando la via di fuga della sorte.
Fuochi solitari, buoni per darsi una ragione, una qualsiasi."

"Perché è così che ti frega la vita.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro
un'immagine,
o un odore, o un suono che poi non te li togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri
da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.

..quel che di bello c'è nella vita è sempre un segreto... per me è stato così...
quelle che si sanno sono le cose normali, o le cose brutte, ma poi ci sono dei segreti,
ed è lì che si va a nascondere la felicità.. a me è successo così.. sempre..."

A.Baricco "Castelli di rabbia"
lunedì, giugno 23, 2008

Novecento











Cinquanta pagine.
E lo stile inconfondibile di Baricco.

"Novecento smise di suonare. Era un ragazzino
di poche parole e di grande capacità di
apprendimento. Guardò con dolcezza il comandante
e disse: 'In culo il regolamento'."

"Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri,
quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente.
I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori,
odori, la loro terra, la loro storia...
Tutta scritta, addosso."

"Non è quello che vidi che mi fermò
E' quel che non vidi...
C'era tutto.
Ma non c'era una fine...
Se quella tastiera è infinita allora
Su quella tastiera non c'è musica che
puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino
sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo ma la vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n'era migliaia, come
fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra,
un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo.
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce.
E quanto ce n'è.
Non avete paura, voi, di finire in mille pezzi
solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla?
E viverla...
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava,
ma a duemila persone per volta. E di desideri ce ne
erano anche qui, ma non più di quelli che ci
potevano stare tra una prua e una poppa.
Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era
infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo
grande per me. E' un viaggio troppo lungo.
E' una donna troppo bella. E' un profumo troppo forte.
E' una musica che non so suonare. Perdonatemi.
Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.
Per favore."


Sono sulla spiaggia, chiudo il libro.
Non so se piangere o ridere.
La musica dell'mp3 continua ad isolarmi
da quello che ho attorno.
Giro la testa e vedo un sacco di gente
che non conosco... è pomeriggio e non
sono tante; eppure io non so chi sono.
Ho miliardi di possibilità davanti a me,
forse troppe per conoscere qualcuno che
ti apra il cuore ed il cervello assieme.

Non so se ho paura, come Novecento,
o se solo ci si renda conto di quanto
poco tu possa fare sparando la tua anima
nel mucchio. O semplicemente andando
avanti per la tua strada cercando un contatto,
uno sguardo, un odore.

Smetto di pensare, perchè a pensare c'è
da diventar matti. Non ho una nave sulla
quale restare, non ce l'ho una CASA.
Continuo a vivere e fare quello che so
far meglio: parlare, osservare, sfottere, ridere,
scrivere e vivere di emozioni.
Sperando di trovarla una strada.
Com'era? Seconda stella a destra...